Quando pensiamo ai più grandi e famosi innovatori, li immaginiamo come leader visionari, in grado di guidare le persone della propria azienda o che lavorano con loro a vele spiegate verso l’innovazione, immaginando un futuro che solo in pochi riuscivano a ipotizzare. La realtà, al contrario, è che molto spesso i visionari sono tali per lo più grazie alle persone che li circondano.

Molte storie di successo confermano l’impatto determinante delle persone che sono riuscite a sfidare il visionario nelle sue convinzioni, portandolo su una strada diversa. Molte innovazioni non nascono nei dipartimenti di ricerca e sviluppo delle aziende, talvolta si originano grazie alla creatività degli impiegati che durante la settimana fanno tutto un altro lavoro.

 Il post it ne è un esempio: l’idea di mettere della colla dietro a un foglietto di carta non è nata da ingegneri di 3M, ma da un impiegato dell’azienda che lavorava in una diversa unità e che ha avuto questa idea nel suo tempo libero.

Diverse aziende hanno creato degli spazi per seminare e diffondere la creatività di tutti i propri dipendenti, proprio per facilitare la generazione di idee e coltivare i talenti interni, prima di rivolgersi all’esterno. In altri contesti può capitare che chi ha una buona idea, magari migliore di quella del suo capo, venga messo in minoranza.

Studi dimostrano che quando abbiamo davanti un capo o collega assertivo o narcisista, o molto sicuro di sé, questi tenderà a considerare le alternative con più favore se è lui a generare idee in primo luogo, meno quando le buone idee vengono proposte da altri.

Inoltre, sono stati condotti diversi esperimenti che dimostrano come si sia naturalmente più portati a seguire il comportamento del gruppo, anche quando non lo si condivide fino in fondo, e si tenda a non contrastare il capo o l’amministratore delegato per paura di risultare impopolari o di subire ripercussioni. E’ sorprendente però che in molti casi chi ha il coraggio di farlo è promosso, più che danneggiato.

Due spunti emergono da questa riflessione. Il primo è che quando abbiamo a che fare con una persona narcisista o molto convinta di sé, è utile riformulare il contesto e non approcciare la critica in modo diretto. Il secondo è che essere yes men, alla fine non paga. Al contrario, proprio i leader più assertivi hanno bisogno di persone che li critichino in modo costruttivo ed efficace, piuttosto che di persone che riaffermino ciò di cui già son (fin troppo) convinti. Riformulando il contesto, se ne rendono conto anche loro.

Questo approccio è particolarmente utile se parliamo di formulazione. Da un lato abbiamo accesso a un patrimonio pressoché infinito di informazioni, che rende ancora più importante acquisire la consapevolezza di ciò che si sa e ciò che non si sa. Dall’altro, è fondamentale che soprattutto i giovani sappiano sin da subito che i migliori risultati si raggiungono solo circondandosi delle persone giuste. A tutti i livelli, impariamo meglio quando abbiamo intorno a noi chi è più esperto.

La solitudine che l’anno appena trascorso ha caratterizzato in modo particolare i più giovani rende prioritario e urgente trasmettere loro l’importanza di costruire qualcosa insieme. Creare connessioni, fisiche o digitali; allargare il proprio network; mettersi al fianco non chi ci conforta nelle nostre idee, ma chi è in grado di sfidarci e farci tornare sui nostri passi.  

Non è segno di debolezza. E’ esattamente il contrario.