C’era una volta e c’è ancora la Silicon valley. Non c’è luogo al mondo che evochi l’idea di innovazione, il superamento delle barriere tecnologiche e il concetto stesso di digitale come questo fazzoletto di terra a ridosso di San Francisco in California. Eppure da qualche anno una nuova realtà si è affermata in modo clamoroso partendo dalla Francia nel 2013, passando per Fremont in Silicon Valley e arrivano anche nel cuore di Roma. Nel Paese d’oltralpe si chiama école 42, in Italia 42 Roma Luiss. È la nuova frontiera della formazione, ormai ben oltre la fase di sperimentazione (34 scuole sono attualmente attive in 22 Paesi), che ha da subito ottenuto un successo incredibile.

Senza rette da pagare, senza professori, con un modello totalmente rivoluzionario. Si viene selezionati esclusivamente per merito, dopo aver superato un test di logica ed essere “sopravvissuti” alla “piscine”, una full immersion di coding di quattro settimane, per stabilire chi ha il potenziale per diventare un fuoriclasse del digitale. L’obiettivo è formare professionisti e innovatori digitali, esperti di coding che possano essere immediatamente inseriti nel mondo del lavoro alla fine del loro percorso formativo ( che dura tre anni). Il 100% di chi termina la 42 trova immediatamente lavoro, l’80% anche dopo un solo anno. Ma è il modello formativo che rende unica questa scuola, perchè sono gli studenti stessi a gestire il loro percorso di apprendimento.

Sono loro a decidere, infatti, con il supporto di un software e di Google, come costruire le proprie competenze. Il peer 2 peer fa il resto. Duecento progetti individuali e collettivi per progredire fra i 21 livelli che completano il percorso di ogni studente. Tra le diverse skill della scuola c’è anche quella di sviluppare competenze per diventare videogame developer, lavorare cioè in un settore che è in forte accelerazione, con un valore di mercato che a fine 2020 si aggirava sui 165 miliardi di dollari con oltre 2,7 miliardi di giocatori nel mondo. Per avere una idea dell’ordine di grandezza di questa cifra, di tratta di circa tre volte il valore dell’industria musicale. Ne è la prova il fatto che uno dei principali sostenitori della scuola è proprio Riccardo Zacconi, Alumnus Luiss e co-founder di King, l’azienda leader nel gaming che ha lanciato successi come Candy crush saga.

Negli anni, questo settore ha cambiato pelle, diversificando il proprio modello di business che ha visto sviluppare hardware e software a velocità molto diverse in favore del secondo. Si comprano, infatti, meno giochi ma si passa più tempo sulle piattaforme digitali, cambiando quindi la natura dei ricavi: meno legati all’acquisto del prodotto e sempre più basati sull’aumento degli active user.

La pandemia, costringendoci a ridurre al minimo le interazioni sociali, ha fatto il resto, giocando anche a favore della crescita del gaming e in particolare degli eSport con eventi e tornei internazionale. Solo questa fetta di mercato è cresciuta di un miliardo di dollari nel 2020 ed è destinata ad accelerare ulteriormente.

Lo scorso anno siamo stati catapultati dal mondo fisico a quello digitale con una velocità inimmaginabile fino a poco tempo prima. Scuola, lavoro, entertainment solo per citare alcune dimensioni della nostra vita hanno subìto profonde trasformazioni. Questo significa che, sopratutto sotto il profilo della crescita economica, il nostro futuro passerà per buona parte attraverso la capacità di innovare con soluzioni digitali che hanno bisogno di persone e di competenze adeguate, flessibili, creative.

Ma se ingessiamo la formazione in percorsi stabiliti, in “silos” predefiniti e modelli di apprendimento verticali rischiamo di non cogliere il senso delle nuove sfide della digital economy.

Nella formazione occorrono agilità, multidisciplinarietà, percorsi orizzontali, in particolare nel coding.

L’idea e il sogno di 42 Roma Luiss è formare non solo un nuova generazione di sviluppatori ma di creare fuoriclasse del digitale, dei veri e propri agenti abilitanti di innovazione, imprenditori e professionisti eccellenti che, anche grazie al coding, sappiano immaginare le soluzioni per il mondo che verrà.