Cosa rende la nostra vita piena? Un buon lavoro non è (più) abbastanza, per quanto ci caratterizzi. Nella maggior parte dei casi, passiamo sul posto di lavoro gran parte del nostro tempo, mentre dedichiamo le restanti ore della giornata ad “altro”: interessi personali, divertimento, vita privata, sonno.

The Atlantic ha studiato le abitudini dell’americano medio, per arrivare a determinare un trend interessante delle giornate – anche nostre. In sostanza, passiamo due terzi della giornata solo a lavorare e a dormire.

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Rendere migliore il proprio tempo sul lavoro aiuta a migliorare gran parte della propria vita e a viverla più pienamente.
Secondo il filosofo Theodore Zeldin, autore di molti scritti e discorsi sul tema, le professioni della classe media sono sempre più intrappolate in loro stesse.

I dottori sono spesso più stressati dei pazienti; i medici di famiglia scelgono di lavorare part-time per “rimanere sani di mente”, associando la pratica a qualcosa di completamente diverso; i contabili si preoccupano degli aspetti etici del proprio lavoro; la maggior parte degli architetti non ha mai avuto l’opportunità di utilizzare la propria immaginazione nel lavoro; gli insegnanti non sono mai stati tanto demoralizzati; gli amministratori sono paralizzati dalla loro stessa burocrazia.

Cosa fare dunque? Aumentare il valore delle nostre relazioni, perché tutta la nostra vita – anche e soprattutto il nostro lavoro – è fatta di relazioni, che vanno nutrite e alimentate grazie al potenziale, finora poco esplorato, di cui ciascuno di noi è portatore.

Come? Zeldin ce lo racconta in un interessante intervento di alcuni mesi fa: