Si può lavorare mentre si è all’università, senza che ciò diventi un fardello troppo pesante da portare o rallenti il regolare percorso accademico? In Italia è una prassi diffusa, anche se gli studenti lavoratori oggi sono in diminuzione rispetto al passato. Secondo il Sole 24 Ore, la percentuale di studenti che oltre allo studio svolgono un lavoro retribuito scende dal 39 al 26%, probabilmente a causa della minore disponibilità occupazionale.

Negli Stati Uniti, invece, secondo un report della Georgetown University, circa 14 milioni di persone – l’8% della forza lavoro totale e un buon 70% dell’80% di studenti del college – sono iscritti a un corso universitario e attivi nel mercato del lavoro.

È opinione comune che lavorare un eccessivo numero di ore alla settimana danneggi l’impegno dedicato allo studio e mini la possibilità di completare il ciclo di studi.

Tuttavia, l’analisi effettuata dai ricercatori ha evidenziato un nesso positivo tra il lavoro e lo studio negli anni universitari, che favorisce chi lavora durante il college rispetto a chi inizia a lavorare subito dopo il diploma. Inoltre, chi studia e lavora ha una probabilità maggiore di ricoprire ruoli manageriali e di prestigio nel corso della propria carriera.

Una efficace alternanza scuola-lavoro, dunque, aiuta a trovare un buon lavoro e a capire cosa è meglio per la propria vita e per la propria soddisfazione personale e professionale. Già, perché un aspetto che viene spesso trascurato – ossia la felicità che si prova nello svolgere il proprio lavoro – è in ultima analisi il fattore più importante, oltre che un importante traino per la produttività generale.

Un sondaggio fra gli studenti delle Business School di Harvard, infatti, evidenzia come la maggior parte dei laureandi non sceglie più di lavorare nelle banche d’affari, e che il numero di questi sia diminuito dal 2007 al 2014 – erano il 13% nel 2007 oggi sono solo il 5% – ma preferiscono aziende e start-up ad alto contenuto tecnologico e, soprattutto, che facciano il loro core business del benessere della persona e della sostenibilità in generale. Dunque, meglio essere felici che ricchi. E con un bagaglio sempre pieno di sogni.