Inaugurando l’orto condiviso avevamo l’obiettivo di creare un ambiente che fosse il più possibile “green” e che stimolasse il piacere di vivere a contatto con la natura, pur in un contesto strutturato e formale come quello dell’università. Attraverso la coltivazione di piante e la paziente dedizione, necessarie affinché un orto prosperi, puntavamo a trasmettere agli studenti e ai docenti il desiderio di rendere migliore l’ambiente in cui vivono.
A quanto pare, questo obiettivo è già stato parzialmente raggiunto. Due giorni fa, infatti, abbiamo trovato nell’orto un piccolo riccio, fotografato da Rossella Bucciarelli.
L’orto, nato come strumento di formazione trasversale, è anche un importante strumento di coinvolgimento della comunità. È una vera e propria palestra di interazione e di inclusione sociale, un luogo in cui la comunicazione non è mediata dalle barriere che si solito intervengono e falsano le relazioni tra esseri umani. È un luogo simbolico, ma al contempo reale, per riscoprire il valore della lentezza, della concretezza, del rispetto della natura, dei suoi frutti e della fatica necessaria per produrli.
Le attività dell’orto saranno anche presentate a Expo il prossimo 16 settembre.
Da quest’anno le attività si sono estese a un bacino di utenti più ampio dei soli studenti: gli anziani del quartiere aderenti ad associazioni attive nel territorio, come Auser e Amuse, i dipendenti LUISS, molti dei quali fanno turni di un’ora alla settimana, gli studenti LUISS che lavoreranno alcuni giorni al mese nell’orto secondo un calendario stabilito.
Stiamo lavorando anche a un progetto che coinvolgerà dai 30 ai 45 ragazzi affetti da sindrome di autismo, i quali attraverso le attività di cura dell’orto potranno migliorare la loro capacità di interazione con il mondo esterno.
Il tutto in un’ottica di contaminazione positiva delle energie e delle conoscenze, affinché l’università diventi sempre più un percorso educativo a 360°.
