Un tempo si parlava dell’ipotetica inconciliabilità tra fede e scienza. Oggi al posto di quest’ultima sembra collocarsi la tecnologia. Una situazione che chiama in causa mondo accademico e Chiesa. Ne parliamo con il direttore generale dell’Università Luiss di Roma, Giovanni Lo Storto. 

Professore davvero si ripropone lo stesso dilemma?

La storia insegna che fede e scienza possono convivere e alimentarsi a vicenda. Molti scienziati, profondamente religiosi, ritenevano infatti che la fede li ispirasse nella loro produzione scientifica. Allo stesso tempo, però, ci sono stati casi in cui la religione e la scienza sembravano entrare in conflitto. Oggi, con il dirompente sviluppo tecnologico, ci troviamo ad affrontare nuove sfide. Alcuni temono che la tecnologia possa “deumanizzare” la nostra esperienza, ma la questione non è tanto se la tecnologia è in sé incompatibile con la fede, ma quanto sia necessaria la centralità dell’etica. Come sostiene Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et Ratio, «la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità», due ali che a loro volta si cercano e si completano. A rafforzare questa tesi è lo stesso mestiere di Cristo che, figlio del falegname, è falegname egli stesso. Il termine greco utilizzato nei Vangeli va anche oltre il concetto di falegname: è carpentiere, scalpellino, artigiano, un ventaglio semantico che racchiude tutti i mestieri che al tempo erano i mestieri tecnologici. È possibile quindi integrare la fede con il progresso tecnologico, purché si affrontino con una riflessione approfondita le questioni etiche e morali che ne derivano. Occorre dunque pensare alla tecnologia come uno strumento per l’umanità che non esclude l’umanità, una tecnologia che resta mezzo e non diventa fine. 

La tecnologia se da una parte sembra permettere maggiori connessioni, dall’altra sembra creare situazioni in cui il virtuale sostituisce il reale. A rischio appaiono le relazioni, su cui si basa anche l’aspetto spirituale. Come evitare questi rischi? 

A una prima analisi le potenzialità delle nuove tecnologie sembrano infinite. In questo universo di infinite possibilità, la vera sfida sarà restare umani. Walt Bettinger, Ceo di Charles Schwab, racconta di aver ricevuto una lezione al college, che gli ha insegnato più che in molte ore di lezione quali siano le cose davvero importanti della vita. Giunto alla fine del suo corso di studi in business, l’insegnante diede agli studenti un foglio bianco, aggiungendo: «Vi ho insegnato tutto quello che potevo sul business in queste settimane, ma la domanda più importante è: come si chiama la signora delle pulizie?». Non se lo ricordava proprio. L’aveva vista molte volte, ma non le aveva mai chiesto come si chiamasse. Quello che Bettinger imparò, dopo essere stato bocciato a quell’esame, fu che non importa quante nozioni conosci se non sei in contatto con chi ti circonda. A cosa serve avere a portata di mano la possibilità di parlare con una persona dall’altro lato del mondo, se poi non parliamo con chi lavora e vive a pochi metri da noi? La rivoluzione tecnologia, soprattutto con la pandemia, ha investito anche il mondo dell’Università. 

Quali conseguenze vede nell’immediato? E cosa, invece, possiamo considerare un’eredità positiva di quell’esperienza?

A lungo si è discusso sulla opportunità di utilizzare strumenti digitali a scuola, ma di colpo ci siamo ritrovati ad avere tutta la scuola solo su strumenti digitali. Le classi si sono distanziate e unite in uno schermo, i professori si sono dovuti scontrare con la realtà di non vedere coni loro occhi gli effetti diretti del travaso di conoscenze. ll potere del docente è cambiato, perché la sua funzione è diventata soprattutto quella di instillare motivazione, ispirando non solo insegnando. Come sostiene Ernesto Maria Ruffini nel suo libro Uguali per Costituzione: «La scuola ha cessato di essere un edificio dove recarsi per ricevere un insegnamento, e ha rappresentato un nuovo rapporto tra insegnanti e studenti e degli stessi studenti tra loro». E allora questa nuova era potrebbe consentire una potente, inarrestabile accelerazione. Come il torrefattore sceglie con maestria i chicchi di caffè per ottenere la giusta acidità, robustezza e delicatezza per un gusto perfetto, così noi dobbiamo approcciarci al sistema educativo, rendendolo il frutto di una sapiente miscelazione di umanità e tecnologia. E quindi: formazione online, soluzioni didattiche personalizzate, gamification, intelligenza artificiale, stampa 3D/4D e ancora programmi di apprendimento immersivi e collaborativi come i laboratori virtuali. La scuola ci sarà sempre come ambiente dove i ragazzi potranno socializzare e conoscere altre persone, ma una formazione pronta a comprendere il cambiamento è ciò che garantirà ai nostri giovani un futuro straordinario. Formare giovani a proprio agio con gli algoritmi come con i valori umanistici è l’essenza di quello che in Luiss abbiamo definito life largelearning. 

La tecnologia ha sicuramente spazio nel mondo accademico. E la spiritualità?

Anche, certamente. Ne è un esempio Percorsi Assisi: un progetto di formazione interuniversitaria, lanciato nel 2019, e che prevede una settimana di lezioni e team working per studenti e laureati under 35. Un luogo di contaminazione dei saperi che ha la peculiarità di contaminare lo studio con l’umanesimo francescano. Esempio concreto della necessità per i nostri giovani di un allenamento alla diversità, uno degli allenamenti più difficili per l’essere umano. Il 4 settembre 2022 si è conclusa la terza edizione del Progetto che ha visto la partecipazione di 50 studenti provenienti da 13 Atenei, tra cui Luiss. La quarta edizione, che si terrà dal 26 agosto al 3 settembre, sarà incentrata sulla “Grammatica delle crisi”. Tema piùche attuale.