Adattabilità e flessibilità sono i requisiti fondamentali per poter navigare nel mondo nuovo che ci attende: Giovanni Lo Storto, in un recente editoriale pubblicato sul “Corriere della Sera”, riflette sui mesi appena trascorsi e su cosa significhi insegnare ai ragazzi il metodo giusto per essere pronti al mondo che li attende.
“Il 2020, ormai ribattezzato l’anno della pandemia, ha portato innovazioni forzose che nella normalità precedente sarebbero diventate realtà in anni, se non decenni”, scrive il Direttore Generale dell’Università Luiss Guido Carli. Queste nuove prospettive hanno evidenziato problemi e debolezze di ciascun sistema, ma rappresentano anche l’occasione per valutarle e superarle. Il mondo del lavoro che troveranno i nostri giovani sarà sicuramente diverso, ma Giovanni Lo Storto è positivo: molto probabilmente, si tratterà di un mondo migliore.
Il Direttore usa il termine “better normal” per descriverlo, e non si fa riferimento solo al futuro ma anche al presente, che stiamo imparando a guardare attraverso “lenti nuove”.
“È indubbio che i trend a livello globale mostrano come sia finita l’era della iperspecializzazione, o meglio, l’era della esclusiva specializzazione. Stiamo registrando, infatti, una progressiva fusione di specialisti e generalisti”. Secondo Giovanni Lo Storto, l’eccessiva verticalizzazione della formazione potrebbe rivelarsi controproducente: bisogna puntare sempre più alla multidisciplinarietà, cercando di scegliere il settore che più appassiona per poi spaziare, ampliare gli orizzonti.
È l’occasione per “sfruttare, ad esempio, la flessibilità che ci offre il lavoro agile, trasformando il tempo recuperato in maggiore produttività da un lato, ma anche in spazio da dedicare alla propria famiglia dall’altro”. Il Direttore Generale ha sottolineato come ormai diverse aziende abbiano abbracciato a pieno questa nuova visione, rinnovando la fiducia verso i dipendenti e rafforzando quindi legami e relazioni.