confini

Il 2020 appena concluso ha portato tragedia e accelerazione. L’anno della pandemia ha visto realizzarsi processi che appena un anno fa avremmo immaginato possibili solo in una manciata — almeno — di anni. In primis la digitalizzazione.

Ora, con il 2021 appena iniziato e un orizzonte che ci fa ben sperare che questa crisi possa essere presto alle nostre spalle, dovremo aggiustare le nostre vite intorno a questa nuova normalità. In particolare, con il digitale che ha remotizzato in gran parte soprattutto lo studio e il lavoro, il compito principale che ci attende è quello di ridefinire i confini. Confini tra formazione e lavoro, sempre più labili perché la formazione non si limita più solo a una finestra temporale della nostra vita, ma continua ben oltre. 

Confini, soprattutto, tra vita professionale e vita privata, imparando a far convivere i benefici del lavoro agile e remoto e quelli di un sano equilibrio con la propria sfera personale. Si tratta di un tema particolarmente importante, in virtù del fatto che il mondo del lavoro subirà uno stravolgimento notevole entro i prossimi cinque anni. Secondo lo studio “The future of jobs” del World economic forum, pubblicato lo scorso novembre, il 50% dell’attuale forza-lavoro dovrà essere riqualificata. Da qui al 2025 si creeranno, nei 26 Paesi osservati, 97 milioni di posti di lavoro, ma se ne perderanno 85, soprattutto quelli più ripetitivi e a minor valore aggiunto, anche per il forte impulso alla digitalizzazione, alla robotica, all’intelligenza artificiale.

L’altro lato della medaglia, però, é che chiunque abbia la possibilità di essere connesso avrà accesso a istruzione di qualità e nuove opportunità lavorative, anche a distanza. Dall’inizio della pandemia, piattaforme di e-learning come Coursera o Edraak hanno visto un aumento di iscrizioni a corsi rispettivamente del 400% e 150%. Questo fenomeno, però, ha evidenziato e accennato ulteriormente il digital divide tra diverse fasce di popolazione. Senza una buona connessione a Internet e un dispositivo che consente di accedere ai contenuti sei tagliato fuori, e il nostro Paese non è purtroppo esente.

Secondo un’indagine di Microsoft, nei prossimi cinque anni si creeranno 150 milioni di nuovi lavori digitali. Il che implica uno sforzo congiunto, da parte di governi e industrie, perché questo divario digitale venga colmato e perché sempre meno persone siano escluse dell’evoluzione produttiva.

In questo quadro, il tema dei confini assume diverse sfaccettature. Da un lato è importante ridurre i confini tra chi è più avvantaggiato — e quindi ha accessi alle migliori opportunità, formative e lavorative — e chi meno. Dall’altro, è altrettanto necessario che l’agilità del nuovo lavoro rispetti l’umanità di ciascuno e non travalichi in modelli eccessivamente ambiziosi e irrealizzabili.

In questo anno di crisi abbiamo visto una forte, e legittima, attenzione alla sfera economica del nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda le industrie maggiormente impattate dalle conseguenze del lockdown e delle restrizioni in genere. Tuttavia, il capitale umano che si accumula nelle aule di scuola, siano esse fisiche o virtuali, non é da meno. Al contrario, educando alla cittadinanza responsabile, questo investimento é forse il più redditizio di tutti e come tale va preservato.