La bussola è il minimo comune denominatore delle scoperte geografiche e di quelle esistenziali. Scegliamo il nostro zenit almeno una volta nella vita e ogni giorno aggiustiamo la rotta per arrivare alla destinazione che ci siamo prefigurati. Lungo il percorso possiamo incontrare qualcuno che ci accompagni o che ci faccia deviare, ma ciò che è importante è il magnete che ci aiuta a puntare sempre nella giusta direzione.

È un processo naturale, che porta con sé emozioni e sensazioni, e che definirei quindi cartografia emotiva. Abbiamo costantemente bisogno di una bussola, senza la quale siamo in balia delle onde e incapaci di governare il timone. È un prerequisito fondamentale, che ci garantisce una navigazione consapevole e serena. Per questo occorre una adeguata preparazione, trasversale e multidisciplinare, che ci aiuti a interpretare correttamente gli spunti che riceviamo dall’esterno. Il rischio, in caso contrario, è di sentirci spiazzati, confusi, incapaci di comprendere appieno ciò che ci accade e dunque di avviare una strategia di risposta adeguata. Come insegna il professor Jared Diamond, ogni crisi per essere risolta ha bisogno di essere prima riconosciuta come tale.

Ricorderemo il 2020 come l’anno in cui il nostro timone ha subìto un massiccio disorientamento, fatto di crisi apicali, eventi imprevisti — e francamente imprevedibili — e trasformazioni radicali. In questi giorni in cui scuole e università riaprono i battenti nella (e della) nuova normalità, ci troviamo a confrontarci con la verità della nostra bussola. Siamo certi che la direzione che avevamo immaginato fosse quella giusta? La destinazione è la stessa, oppure i recenti accadimenti hanno aggiunto nuove variabili da tenere in considerazione? Siamo pronti a rispondere in modo puntuale?

Qualunque sia la nostra destinazione, originale o modificata, la vera bussola è la formazione. Una preparazione adeguata e allargata consente rapidi aggiustamenti di rotta, anche di fronte all’imprevisto. L’istruzione è il mezzo più potente che abbiamo per formare cittadini consapevoli e capaci di dare il proprio contributo per migliorare la condizione attuale, come avvertiva già nel 1929 il presidente degli Stati Uniti Herbert Hoover, nonostante la Grande depressione fosse alle porte. La pandemia, lo abbiamo detto più volte, ha cambiato radicalmente il nostro modo di agire e di pensare. Ora ricominciare significa prendere atto di questo cambiamento e fare tesoro di ciò che abbiamo imparato in queste circostanze. Il digitale, che pure abbiamo temuto per anni, ci ha supportati nella gestione del processo di apprendimento dei nostri studenti. Ma la scuola e l’università sono presenza, fisica e tangibile, di un intreccio di relazioni umane che il digitale può solo accompagnare e mai sostituire.

Per questo ricominciare ora significa usare la cartografia emotiva per scoprire nuovi orizzonti e modi di apprendimento, imparando a unire le passioni ai bit, le emozioni alle opportunità. Non si tornerà come prima ed è un bene, perché ciò che abbiamo davanti, che ci crediamo o no, ha il potenziale di essere ben migliore di ciò che ci siamo lasciati alle spalle.