L’improvvisa emergenza sanitaria che ci siamo trovati ad affrontare ha portato all’accelerazione di alcuni cambiamenti che, in situazione di normalità, sarebbero avvenuti con molta più lentezza: tra questi vi è, ad esempio, la scuola interamente digitalizzata che già da settimane coinvolge gli studenti di tutta Italia. Fare i conti con la nostra vita post-emergenziale non sarà facile: “Usciremo tutti da un trauma collettivo che non ci lascerà indifferenti e dovremo pensare alle conseguenze”. L’ha sottolineato Giovanni Lo Storto nel suo editoriale di maggio per la rubrica “LANGOLOSTORTO”, pubblicata da “Formiche”. Il DG dell’Università Luiss Guido Carli ha riflettuto sulle conseguenze dei cambiamenti repentini derivanti dalle disposizioni anti contagio. Se l’avanzare rapido della digitalizzazione ha i suoi vantaggi, la tecnologia usata come strumento di sorveglianza nei confronti dei cittadini è ancora un argomento molto discusso. “Siamo portati a pensare che la scelta da compiere sia tra salute e privacy, ma si tratta in realtà di un falso problema”, spiega il Direttore Generale. “La soluzione del dilemma è la formazione. Non solo scolastica, ma anche e soprattutto di cittadinanza attiva”: per contrastare altre eventuali ondate dell’epidemia, servono cittadini responsabili e consapevoli, in grado di collaborare e proteggersi gli uni con gli altri senza bisogno di un totalitarismo della sorveglianza. “Le nostre aule, oggi digitali, hanno il compito di formare cittadini consapevoli e coinvolti, dotati di responsabilità e capacità decisionali”, scrive Giovanni Lo Storto. La trasformazione rimane dolorosa, anche dal punto di vista economico. Per ripartire ora più che mai serve solidarietà globale. Anche ricostruire la fiducia nel prossimo non sarà semplice: per smettere di guardare agli altri con timore e con sospetto ci vorrà tempo. Probabilmente “si ripartirà dai più giovani. Forse, se lasceremo che non vengano schiacciati dai nostri timori”.