Nell’era del digitale uscire dagli schemi è difficile. La creatività va premiata ed alimentata perché oggi eccellere davvero significa guardare la realtà con curiosità, con continua e inestinguibile voglia di apprendere. È questo il centro della riflessione di Giovanni Lo Storto, Direttore Generale dell’Università Luiss Guido Carli. Il DG affida le sue parole al Corriere della Sera con l’editoriale del 9 agosto intitolato “La lezione dei nostri figli: mai smettere di imparare”.

I bambini, con tutti i loro ripetuti e insistenti “perché”, sono “filosofi in erba”: per continuare a interrogarsi, ad apprendere, bisogna ragionare non sull’eccellenza del voto massimo, sulla performance in sé, ma sui difetti. Spesso e volentieri ciò che sembra diverso, fuori dal coro, è un metodo alternativo e parallelo per esprimere creatività e osservare il mondo da un punto di vista diverso.

Da secoli concepiamo parametri esatti per il successo all’università o al lavoro, ma la creatività si trova spesso giusto in coloro che in inglese si definiscono misfits, individui che mal si adattano a format sociali precostituiti. Non conformiste o poco comprese, queste personalità generano di frequente innovazioni radicali”, osserva Giovanni Lo Storto. Analizzando il parallelismo tra Davide che vince su Golia e l’intelligenza umana che deve sempre prevalere su quella artificiale, evidenza come “la chiave del futuro sarà il Qe, quoziente emotivo, parallelo al Qi, quoziente intellettivo”. Infatti, “Golia dei nostri tempi è la macchina, costruita dall’uomo stesso”. Nonostante divenga impossibile competere con la potenza del machine learning, “resteremo invece determinanti nel metter in partita quel che Dov Seidman, studioso di etica, definisce moralware, mettere in gioco valori morali contrapposti all’intelligenza del software”.

Il vero tesoro che farà la differenza (nel mondo della formazione così come nel mondo del lavoro) è proprio la componente umana: premiamo i creativi, chi esce da schemi prefissati per creare innovazione. Cerchiamo noi stessi di non smettere mai di imparare e di essere curiosi, prendendo esempio dai “perché” dei più piccoli.

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